ABA HA SFIDATO L'EVEREST

DA XFACTOR ALLA MONTAGNA PIÙ ALTA DEL MONDO

ABA HA SFIDATO L'EVEREST

L’abbiamo vista sul palco di Xfactor cantando “I put a spell on you” di Nina Simone. La sua voce calda e la sua presenza scenica è intensa.  Ha una vera passione per la musica nera, non è un mistero: il suo mito è Beyoncé. Oggi canta nel mondo intero, attingendo da un repertorio di blues, jazz, soul e gospel. ABA è una cantante straordinaria e siamo felici di averla qui con noi per raccontarci il suo viaggio sul monte Everest.

ABA ama la montagna, la sua è una passione di famiglia trasmessa dal padre. L’Everest è sempre stato in cima alla sua bucket list, un luogo da vedere assolutamente almeno una volta nella vita. Per questo ha deciso di raggiungere con una squadra di alpinisti il Campo Base Everest a 5.300 metri sopra il livello del mare.

Podhio è orgogliosa di aver sostenuto l’impresa di ABA come sponsor, perché salire lungo le pendici di una delle più alte montagne del mondo, non è solo una sfida, è anche un momento unico di condivisione e senso della squadra: sport vero, quello che piace a noi!

Qual è la prima cosa che ti viene in mente se ti dico Everest? 

Fatica. Il viaggio è stato molto impegnativo: siamo partiti da Kathmandu per raggiungere Lukla, che è la base per tutte le spedizioni, e da lì abbiamo fatto 150 chilometri in 12 giorni, con un dislivello di 20 mila metri (considera che il dislivello si calcola sommando le salite e le discese). Sicuramente il momento in cui ho provato più fatica sono stati gli ultimi passi verso il campo base.

Deve essere stata una grande emozione, voglio dire: raggiungere il campo base... 

Raggiungere il campo base è stata un’emozione incredibile, come quando sono stata presa a X Factor. Il giorno dopo siamo però partiti subito per tornare indietro, e la discesa è stata così impegnativa sul piano fisico, che ho accantonato ogni ricordo del giorno precedente. Dovevamo arrivare velocemente a Lukla per motivi logistici: l’aeroporto della piccola cittadina è uno dei più pericolosi al mondo, a quelle altitudini il tempo cambia molto velocemente e se non decolli al momento giusto rischi lo schianto. Noi dovevamo partire assolutamente entro le date prestabilite, per avere il giusto meteo e rispettare la tabella di marcia, così abbiamo corso un po’.

Quali sono stati i momenti più difficili del tuo viaggio? Come li hai affrontati? 

Il secondo giorno, quando abbiamo fatto 1000 metri in salita. A quelle altitudini l’aria comincia a rarefarsi e la testa gira un po’, per due o tre ore. Tra l’altro, più salivamo più le condizioni peggioravano: faceva sempre più freddo e l’aria si riempiva di sabbia. La notte dormivamo in capanne tipiche molto spartane fatte di compensato e alluminio, e prive di isolamento.

Ti lascio immaginare che in queste situazioni i sacchi a pelo termici sono fondamentali. Ho vissuto un altro momento d’impasse negli ultimi otto chilometri di tragitto, perché li ho fatti con una gamba bloccata a causa della fatica. Ci ho messo più degli altri, con qualche attimo di sconforto, ma per fortuna avevo compagni di viaggio stupendi che mi hanno aiutato. Anche in quel caso è stata molto dura. È stata l’esperienza più estrema della mia vita.

Come ti sei allenata per prepararti alle sfide di questi mesi?

Mi sono allenata per nove mesi seguendo le indicazioni di un trainer. L’attività più intensa l’ho svolta negli ultimi due mesi: il programma prevedeva un’ora e mezza al giorno di potenziamento gambe e di cardio, un tipo di esercizio che rafforza il cuore.

Quali sono gli oggetti di cui non hai potuto fare a meno in questo viaggio? 

Direi la strumentazione tecnica: tutto ciò che serve per restare al caldo, compresa la felpa e il cappellino Podhio! Certo, poi è fondamentale il burro di cacao, visto che il vento freddo secca le labbra. Anche la macchina fotografica è importantissima, non solo per i paesaggi, ma anche per i simboli di spiritualità: lungo il percorso sono disposte composizioni di pietre molto affascinanti dipinte dagli abitanti.

Credi che dopo questo viaggio l’approccio al tuo lavoro di cantante sarà diverso?

Questo viaggio influisce sulla mia attività di artista nella misura in cui mi ha prima di tutto cambiata come persona. L’Everest è stato per me un passaggio di essenza. In particolare credo di aver imparato ad avere più pazienza, durante il percorso mi sembrava di non arrivare mai. Ho imparato anche la tolleranza e l’apertura, le persone del luogo sono tutte molto accoglienti e ti sorridono sempre. Credo poi di aver capito che se voglio e mi impegno, posso fare tante cose. È stato un viaggio bellissimo, ma non lo rifarei. Ogni volta è una volta sola.

Cosa ti insegna a livello personale viaggiare in zone del mondo così diverse dallo stile di vita occidentali?

Viaggiare è lo scopo della mia vita, voglio mettere bandierine in più posti del mondo possibile, perché come diceva Einstein, la mente è come un paracadute, funziona meglio se è aperta.

Quali dei luoghi in cui sei stata ritieni dovrebbero essere visitati almeno una volta nella vita? 

Il mio luogo preferito è Bali, vorrei ritirarmi lì. Il Nepal montano è bellissimo: il paesaggio, le persone, la pace. Lo stesso vale per Bali. Il cuore l’ho lasciato a New York, ma questa è un’altra storia. Mi piacerebbe molto andare nelle Galapagos, sono delle isole ricchissime sul piano faunistico: vorrei fare un safari per vedere le specie che ci vivono, ma anche conoscere la cultura locale, questo è sempre molto importante per me. Però non dimentichiamoci dell’Italia! Il nostro paese è bellissimo, unico al mondo.